L'ansia al lavoro colpisce oggi più di un lavoratore su tre in Italia. Eppure, rimane spesso silenziosa, confusa con la stanchezza o il perfezionismo. Riconoscere i suoi segnali è il primo passo per superarla.
Cos'è l'ansia professionale?
L'ansia al lavoro si distingue dallo stress occasionale per la sua persistenza e intensità. Si manifesta quando le esigenze percepite dell'ambiente professionale superano cronicamente le risorse di cui dispone la persona per affrontarle.
A differenza della pressione sana che mobilita e stimola, l'ansia cronica esaurisce, frammentarizza l'attenzione e altera durevolmente la qualità della vita.
I segnali da non ignorare
Segnali fisici
- Palpitazioni o accelerazione del ritmo cardiaco prima delle riunioni
- Tensioni muscolari persistenti (collo, spalle, mascella)
- Disturbi del sonno: difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni con ruminazioni
- Mal di testa frequenti durante la settimana, che scompaiono nel fine settimana
- Disturbi digestivi senza causa organica identificata
Segnali cognitivi ed emotivi
- Ruminazioni incessanti su errori passati o scenari catastrofici
- Procrastinazione dovuta alla paura di sbagliare, non alla pigrizia
- Irritabilità inusuale verso i colleghi
- Sensazione di impostore nonostante competenze reali
- Difficoltà a staccare fuori dall'orario di lavoro
Segnali comportamentali
- Evitamento di situazioni sociali in ufficio (pranzi, presentazioni)
- Sovra-investimento compensatorio (lavorare di più per "controllare")
- Assenteismo ricorrente il lunedì o alla vigilia di riunioni importanti
Le cause più frequenti
L'ansia professionale nasce raramente da una causa unica. Le ricerche in psicologia del lavoro identificano diversi fattori convergenti:
- Il sovraccarico quantitativo: troppo lavoro in troppo poco tempo
- La mancanza di controllo: dover eseguire senza poter decidere
- L'ambiguità di ruolo: non sapere esattamente cosa ci si aspetta da voi
- Le relazioni conflittuali: management tossico, concorrenza sleale
- L'insicurezza del posto di lavoro: ristrutturazioni, contratti precari
- Il perfezionismo: credenze rigide sull'eccellenza obbligatoria
Cosa dice la terapia cognitivo-comportamentale (TCC)
La TCC è l'approccio meglio validato scientificamente per trattare l'ansia professionale. Si basa su un principio fondamentale: non sono gli eventi che causano la nostra ansia, ma l'interpretazione che ne diamo.
Tecnica 1: il diario dei pensieri automatici
Quando una situazione innesca l'ansia (es: un'email fredda del vostro superiore), annotate:
- La situazione scatenante
- L'emozione provata e la sua intensità (0-100)
- Il pensiero automatico ("è deluso di me", "verrò licenziato")
- Le prove a favore e contro questo pensiero
- Un pensiero alternativo più realistico
Questo esercizio interrompe la spirale ruminazione → ansia → paralisi introducendo uno spazio di distacco cognitivo.
Tecnica 2: l'esposizione graduale
Se evitate certe situazioni (prendere la parola in riunione, chiedere aiuto), costruite una gerarchia di esposizioni progressive. Cominciate dalla situazione meno ansiogena e salite. L'evitamento alimenta l'ansia; l'esposizione la riduce.
Tecnica 3: la ristrutturazione delle credenze centrali
Dietro l'ansia professionale si celano spesso credenze profonde come "Devo essere perfetto per meritare il mio posto" o "Se commetto un errore, è catastrofico". Identificare e ammorbidire queste credenze è il lavoro di fondo della TCC.
Quando consultare un professionista?
È tempo di chiedere aiuto quando:
- L'ansia persiste da più di 4 settimane
- Impatta significativamente le vostre performance o la vostra vita personale
- Sviluppate strategie di evitamento che si ampliano
- Appaiono sintomi fisici (attacchi di panico, insonnie gravi)
Un supporto terapeutico — in studio o con uno strumento come Sophie PSY — permette di elaborare questi pattern in profondità, al vostro ritmo, con tecniche validate.
Riassumendo
L'ansia al lavoro non è una fatalità né un segno di debolezza. È un segnale che qualcosa merita attenzione — nel vostro ambiente o nei vostri pattern di pensiero. La buona notizia: con gli strumenti giusti, è ampiamente trattabile.